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" Ma non mi basta mai "

 

Una vita dominata dall’erotismo, quella di Giulia, in tutti i suoi tempi e spazi. Una famiglia formalista, intransigente, profondamente cattolica, di ferventi devoti. Un’infanzia alla ricerca spasmodica dell’approvazione paterna e di un cenno di attenzione della madre, scandita dalle messe la domenica, rosari, fioretti, catechismo. Il fratello, orgoglio di papà e fonte di autocompiacimento per la mamma. Lei sempre dopo.

 

Aveva quattordici anni quando arrivò quel segno di maturità - il ciclo mestruale, e scoprì il suo insaziabile istinto. Il primo lo scelse sfacciato e intraprendente. La portò in un parco. Lo fecero su un prato. Lui si era organizzato: plaid, condom e nessuna voglia di ripensamenti.
Lei: "Io campo tutto l'inverno a minestrone e uova".
Lui: "Io a pasta e fagioli".
Lei: "In due anni sono cresciuta di venti centimetri. Non mi vanno più bene i vestiti".
Lui: "Vorrei dire come il mio pisello, ma non è vero".
Lei: "Un mese fa Fabio mi è venuto sulle scarpe. Non fare la stessa cosa". 

 

Una sessualità distorta. Che compromise rapporti familiari e con gli amici. La madre e il padre la ritenevano sgualdrina. Le amiche femmine sentendo le voci che giravano si allontanavano. I maschi si divertivano scrivendo ‘Giulia’ e il suo numero nei bagni.

 

Una barista spregiudicata che inizialmente piaceva molto al titolare il quale se ne avvantaggiava a piene mani. In tempo record una pessima notorietà. Nel bar solo maschi, che facevano a gara per portarla sul retro. Poco il tempo trascorso a servire. E c’era la fila. ‘Sesso gratis. E non è affatto male’.

 

Una corsa senza freni ad avere amplessi compulsivi con gli abituè e nuovi partner. Biondi, bruni, rossi, calvi, alti, bassi, magri, grassi. Convinta dell’inadeguatezza degli amanti e senza impegnarsi in relazioni. Nel tempo libero con l’uso di una tecnica studiata: provocante, senza inibizioni, con pose e gesti allusivi e seducenti.

 

Decine gli amanti di ogni giorno. Un via vai continuo nel locale e nel suo appartamento al primo piano. Un materasso a terra basta e via. Una vita caotica, scombinata. Alla ricerca di alleviare i suoi tumulti psichici trascurando ciò che di regola è importante. Aggressiva, irrequieta, stressata, stanca: “Ma non mi basta mai”.

 

Un’insaziabile fame di sesso con l’imprescindibile necessità di arrivare all’orgasmo. E in caso non fosse, sfogando la propria frustrazione con la masturbazione. Un qualsiasi rapporto più lungo di un soffio messo a dura prova dai ritmi sessuali incalzanti e, inevitabilmente, dallo sfociare nella promiscuità.

 

A trent’anni dimostrarne quaranta. Incrociò Nicola, al culmine dei suoi rapporti perversi. Biondo cenere, freddo, sprezzante, cinico. Esibizionista, voyeurista. E scivolò nel sadomasochismo. Era la sua schiava, succube. La obbligava ad una incontestabile obbedienza, torture dolorose, punizioni, umiliazioni, tanto da essere dolente e lesionata. Dopo dieci anni confinata su un angolo e scordata. Lei a strisciare e lui a scacciarla.

 

A cinquant'anni la scoperta dell'epatite C. Il corpo decandente. A raccattare uomini, mendicare. Ma della dipendenza è tutt’oggi prigioniera.

© Riproduzione riservata    

Tratto dall'intervista a Giulia.

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